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Ho appena trascorso 11 splendidi giorni in Kenya, il primo viaggio nell’Africa vera quella dove ti porti a casa un bagaglio pieno di ricordi splendidi e di esperienze vissute: il mio viaggio è stato questo ed altro ancora.
Quando mesi fa ho acquistato questo biglietto non ero molto entusiasta, non come per tanti altri viaggi che aveva intrapreso; non ero convinta del Kenya e dell’Africa, non è mai stata tra le mie mete predilette ma come ogni cosa prima di dire che non ci piace bisogna provarla e così ho fatto.

Quando dicevo alle persone che avrei passato le vacanza di Natale in Kenya, la maggior parte rimanevano poco colpiti, il Kenya mi rispondevano è meta gettonata, quella ormai, non è più Africa. Lo scetticismo aumentava, mi ero oramai convinta che questo viaggio sarebbe stato un grande flop, che al posto delle riserve naturali avrei trovato degli zoo. Ok io sono tragica o bianco o nero il grigio per me non esiste ma poi mi son detta: questo è il mio viaggio, e solo io posso cosa significherà per me questa vacanza e soprattutto io decido cosa visitare e così è stato.

Mi spiace deludere i milioni di italiani e non solo, che del Kenya hanno vissuto solo le bianche spiagge di Malindi ma il Kenya è Africa è ha molto da offrire. Io non ho scelto come tanti i resort di Briatore sulle spiagge keniote, non giudico chi fa questa scelta ma semplicemente non è cosa per me, ho scelto di scoprire cos’altro aveva da offrire il Kenya e ora con il sorriso e la malinconia perché lasciare questo posto è davvero difficile, vi racconto cosa è stato per me questo viaggio.

Questo è stato il viaggio dove porto a casa la felicità di aver vissuto un viaggio a 1000 senza perdermi nemmeno un secondo, ogni viaggi in auto, ogni parco, ogni animale, ogni volto, ogni sorriso.
Per tutto il tour siamo stati accompagnati da Evan (driver) e John (chef) entrambi sono stati le nostra guida, abbiamo fatto loro milioni di domande, perché eravamo curiosi di capire tutto, loro la loro cultura e le loro vite. Abbiamo imparato davvero poche parole di Swhaili ma divertendoci e scherzando su quanto a detta loro fosse l’italiano una lingua buffa; abbiamo parlato dei problemi del loro paese che come tanti altri atti è vittima di corruzione, abbiamo faticato sotto il sole cocente dell’equatore con John che con le sue infradito rosa riusciva a fare qualsiasi persino scalare le montagne.

 

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John il nostro chef che ogni giorno ci preparava piatti buonissimi facendoci assaggiare diverse specialità locali e i loro prodotti tipici.
Con Evan abbiamo davvero macinato km su strade più che traballanti che ti facevano saltare sul sedile per ore e ore e quando finalmente trovavi l’asfalto quasi sempre eri ormai arrivato a destinazione. Abbiamo guardato ogni sera il telegiornale commentando le notizie e le mode africane. Ci siamo impantanati nel fango e abbiamo conosciuto non so quante persone che si sono fermate per aiutarci perché oggi tocca a te domani può toccare a me questo è il motto della loro vita mai abbandonare nessuno e noi questo dovremmo proprio impararlo per bene!

Se chiudo gli occhi sento ancora il profumo dei prati verdi e della terra rossa del Kenya (che ci siamo letteralmente portati a casa), quella terrà che ogni giorni milioni di animali calpestano come gli elefanti che ogni mattina dai piedi del Monte Kilimangiaro migrano in massa verso le pozze d’acqua; i ghepardi che a 120km/h cercano un Impala da cacciare, guardando la foto posso ancora sentire lo scricchiolio delle ossa e la carne che veniva strappata: agghiacciante ma anche questa è natura.

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Il safari regala emozioni di vario genere ma la sorpresa di quello che potrebbe succedere osservando una leonessa è qualcosa di unico: non riesco a descrivere l’emozione che ho provato quando due leonesse si sono lentamente avvicinate verso il nostro van, ci hanno superato e poi nel silenzio totale hanno iniziato a emettere grugniti verso il nulla, noi eravamo li fermi immobili cercando di capire cosa passasse per la testa di quel leone che cosa starà mai dicendo, sono versi a caso senza un perché ma poi, dal nulla perché ancora adesso no ho capito da dove sono sbucati eccoli, 5 cuccioli di leone che corrono come pazzi verso le loro mamme, siamo rimasti tutti senza parole a goderci quel momento unico.

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Il Kenya sono i sorrisi dei bambini ci rincorrevano per stringerci la mano e per salutarci incuriositi da noi, i bambini in Kenya sono anche quelli che vedendoci piangono perché per loro siamo robot e non persone perché siamo bianchi. Ho riso un sacco quando Evan mi ha raccontato che le prime volte che vedeva dei neonati bianchi ci metteva un po a capire che erano esseri viventi e non bambole giocattolo. Questo è anche il Kenya che in certe parti di turismo ne vede davvero poco perché è faticoso raggiungere certe aree, perché le spiagge e i safari sono le mete predilette.

Che dire l’Africa è l’Africa con i suoi pro e i suoi contro ma si è ritagliata un posto nel mio cuore e sarà di nuovo meta di viaggio perché io questo lo reputo solo un assaggio, una piccola fetta di torta da assaporare boccone dopo boccone.

 Kenya, ci vediamo presto!

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2 COMMENTS

  1. 4 anni fa sono stato in Kenya, ho vissuto una stupenda esperienza ospitato in un dispensario in una cittadina fuori Nairobi.. Ecco quando torni a casa, capisci che molte delle nostre “lamentele” giornaliere sono futili rispetto al loro modo di vivere e a quello che hanno, bisognerebbe imparare a sorridere come loro..

    • Si hai proprio ragione, i sorrisi delle persone che si accontentano di quello che hanno dovrebbe insegnarci tante cose, noi ormai siamo spesso persone infelici piene di cose superflue!

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