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Alla luce del recente terremoto che ha colpito il Nepal, non posso non pensare al viaggio del 2010 in questa magica terra.

Questi sono i miei ricordi sparsi di quella breve vacanza; emozioni, colori pensieri…

Agosto 2010, destinazione India ma prima, decidiamo di passare una settimana in Nepal tra Kathmandu, Bhaktapur e Patan le tre città patrimonio dell’Unesco.

Uno tuk tuk ci accompagna in città la famosa Kathmandu e l’impatto è pazzesco. Eravamo al secondo viaggio in Asia ma questa terra non ha nulla da spartire con Thailandia e Indonesia, siamo in un paese arretrato, le strade nella parte vecchia della città non esistono, le abitazioni sono un agglomerato di palazzi malconci con una quantità di pali della luce e di fili elettrici da sembrare una centrale elettrica a cielo aperto. I clacson sono assordanti, i gas di scarico dei tuk tuk e dei camioncini danno vita a una nebbia di smog  lasciando intravedere i colori degli abiti i sorrisi delle persone… che dire Welcome to Kathmandu.

Quando penso a Kathmandu ricordo Durbar Square, il cuore storico della città vecchia il luogo ideale dove godersi l’atmosfera della città. Ci fermammo sui gradini del Maju Devalm a osservare il tram tram quotidiano degli abitanti della città: venditori ambulanti, ciclisti con carichi impossibili, donne dagli abiti coloratissimi ì, bambini sempre sorridenti; hai la sensazione che il tempo si sia fermato questa città ti strega. Ricordo il Kumari Bahal il palazzo dove vive la Kumari la dea bambina. Quando ero piccola lessi il libro “Pasta di Drago” ambientato in Nepal e con protagonista la Kumari; mi affascinò talmente tanto che a distanza di oltre 10 anni ricordavo ancora i dettagli e la trama del libro, vedere di persona quello che da bambina avevo solo immaginato e, collocato in un punto del mondo che mai avrei visitato mi ha emozionato. Ero li, in quella Kathmandu raccontata nel mio libro d’infanzia, ero li al cospetto della Kumari, la dea bambina venerata da questo popolo.

Durante questo viaggio mi sono avvicinata alla religione buddista e induista con grande interesse; volevo capire e scoprire i concetti che costituiscono il fondamento di questi credi. Visitare un paese come il Nepal, ti fa riflettere sul vero significato della religione, parte integrante della città e della vita dei suoi abitanti.

Uno dei momenti più forti che abbiamo vissuto è stato al Pashupatinath il tempio Hindu più sacro del paese, dove abbiamo assistito ad una cerimonia di cremazione. E’ stato toccante osservare da vicino i diversi momenti della cerimonia. Il corpo viene avvolto da un velo, immerso nelle acque del fiume sacro Bagmati, posizionato su una pira di legna (in base al ceto sociale, alla disponibilità economica viene scelto il tipo di legna e posizionata a castello sotto il corpo), successivamente viene bruciato e i resti gettati nel fiume. Questo momento è stato toccante e unico, nei volti della gente,  la sofferenza per la persona appena scomparsa, un rituale sacro e coinvolgente.

Le immagini che arrivano ora del Nepal si scontrano con quelle che rimangono nei miei ricordi. Un paese piegato dalla forza incontrollabile della natura. I sorrisi si sono trasformati in pianti e disperazione, la mani che prima pregavano ora scavo nelle macerie in cerca di corpi; le candele di burro si sono spente e gli edifici sono crollati. Una scossa di magnitudo 7,9 che riecheggia nei cuori di tutto il mondo, di chi il Nepal l’ha vissuto e amato come me e che, in questo momento, vorrebbe poter far di più perché nel mio cuore c’è tanto di questo paese e vorrei poter fare di più per poterli ringraziare di quello che mi hanno lasciato.

Se volete aiutare il Nepal è giunto il momento di visitare questo splendido paese.

 

 

 

 

 

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