Quando si visita un paese spesso ci soffermiamo solo ad ammirare e a decantare i soli lati positivi tralasciando quelli che sono i suoi problemi. Un viaggio in Brasile e a Rio de Janeiro non può dirsi completo se non si visita una Favela.

Visitare una favela non è una cosa da inserire in una lista di “cose fatte”, non è essere coraggiosi e temerari, non è sentirsi più forti e fighi, visitare una favela con chi in essa ci vive e ci lavora è un’esperienza che può aiutarvi capire che le condizioni di vita di queste persone e tutte le problematiche che ciò comporta.

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Durante il nostro viaggio a Rio de Janeiro, abbiamo deciso di visitare la Favela di Rocinha appoggiandoci ad una ONLUS italiana che da oltre 25 anni opera all’interno della favela.

Abbiamo visitato Rocinha con l’aiuto di Nino un ragazzo italiano che da due anni e mezzo collabora con la ONLUS e vive all’interno della favela. La Favela di Rochina è la più grande e famosa di tutto il Sud America. Nella favela non si ruba, è paradossalmente uno dei posti più sicuri della città; qui quello che comanda è il narcotraffico, si spaccia dentro e fuori dalla favela e questo è il business di Rocinha.

La nostra giornata nella Favela di Rocinha

Per raggiungere con i mezzi pubblici la Favela di Rocinha con la metropolitana scendiamo alla fermata Rocinha, dove ci aspetta Nino la guida della Onlus; dopo una breve presentazione ci avviamo a piedi all’ingresso della Favela dove ci fermiamo per qualche minuto ascoltando i racconti di Nino che maestralmente ci introduce alla sua nuova casa: Rocinha.

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La prima cosa che ci dice è di stare tranquilli e non aver paura, visitare una favela accompagnati è sicuro, qui nessuno viene derubato e nessuno ci sparerà addosso, siamo solo due turisti che vogliono capire cos’è e chi è Rochina. La Favela è comandata dal narcotraffico che s’interessa a un business che non riguarda il derubare i turisti. La prima parte della Favela che visitiamo è quella bassa dove di rado ci sono momenti di tensione, le case sono di bell’aspetto e quasi al corrente c’è sempre; ci sono dei negozi, supermercati, è una della zone più animate della favela e in pochi minuti ci sentiamo a nostro agio.

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La favela si sviluppa in verticale sulla collina ed è in continua espansione; la case della zona più bassa sono fatte di mattoni, hanno elettricità acqua e condizioni di vita buone ma più si sale e ci si addentra in questo tappeto di case dove non si vede mai una strada peggiorano le condizioni di vita e anche la sicurezza. Abbiamo attraversato vicoli stretti e ripidi che nelle giornate di pioggia diventano fiumi d’acqua che rendono gli spostamenti impossibili. Le condizioni igieniche sono inesistenti, le case crescendo sempre più in verticale creano delle zone di passaggio dove manca totalmente aria, dove le finestre della casa sono quasi del tutto oscurate e per le persone con scarsa mobilità è praticamente impossibile muoversi.

La nostra passeggiata nella Favela è stata davvero unica, abbiamo incontrato tante persone sorridenti, gentili e disponibili, Nino ci ha raccontato tante storie dei suoi amici  della favela, di molti che ce l’hanno fatta e si stanno costruendo una vita e di tanti che ci provano ma che purtroppo sono casi disperati. Abbiamo capito che la Favela non è un mondo parallelo abitato da alieni pericolosi ma è un modo parallelo che il Brasile vuole nascondere, fatto di persone che hanno cercato, con le loro forze, di sopravvivere e costruire una vita migliore per i loro figli.

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Gli abitanti della Favela sono degli emarginati sociali, i suoi abitanti provengono dalla parte nord-est del Brasile e sono la manodopera povera, senza diritti di Rio de Janeiro. Molti non mettono piede fuori dalla Favela perché il costo della vita fuori è troppo alto mentre all’interno della Favela è tutto riproporzionare al loro salario. I più fortunati fanno lavori da fame in città altri ancora riescono a trovare posto magari come buttafuori negli hotel. La maggior parte degli abitanti della Favela è analfabeta, nell’unica scuola presente i professori non i sono quasi mai per paura della loro incolumità, non c’è igiene, le malattie si diffondono velocemente risultato: l’aspettativa di vita è bassissima.

Nell’ultimo anno Rocinha ha vissuto molti scontri e i morti sono stati davvero tanti, due clan di narcotraffico si sono contesi la Favela, con la polizia che a volte irrompe ma essendo corrotta non fa altro che movimentare il caos che regna nella favela.

La ONLUS il sorriso dei miei bimbi

Il Sorriso dei miei Bimbi è una ONLUS fondata da Barbara Olivi che vive in Brasile dal 1998. La ONLUS si trova all’interno della favela di Rocinha e opera da anni occupandosi di programmi per bambini e giovani. L’obiettivo della ONLUS è di creare condizioni socio-educative all’interno della Comunità di Rocinha.

Negli anni sono stati sviluppati vari progetti, noi abbaimo avuto il piacere di visitare la Scuola Materna “Saci Sabe Tudo” che accoglie bambini da 2 a 6 anni; il “Garagem das Letras”, una sorta di centro culturale ricreativo con all’interno un bar, una biblioteca e la possibilità di svolgere tantissime attività culturali.

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L’ultimo progetto è il Turismo Responsabile all’interno della Favela di Rocinha che nasce per far conoscere la ONLUS e la Comunità. Non partecipate a tour promossi dagli hotel ma, se volete e decidete di visitare una favela, fatelo con persone del posto che vivono al suo interno.

 

 

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